adulti ancora a scuola

Parole e pensieri. La zona grigia.

Dopo aver letto l’articolo della professoressa Rebecca Farsetti, l’idea di riflettere sull’argomento è diventata esplosiva anche qui, davanti alla Pania, Bella Sempre. Il cielo non è grigio, siamo al crepuscolo.

Quando Rebecca scrive “Mentre scrivo queste parole, si sta consumando una strage che va avanti da 75 anni.”, si capisce bene a cosa si riferisce e noi proponiamo due link che possono interessare a chi si fa domande su Israele e Gaza. Portano a due articoli di due diffusi quotidiani:

Striscia di Gaza: cos’è, chi governa e perché è al centro della questione mediorientale
Che cos’è Gaza e come è cambiata nei secoli: dai filistei alla vittoria di Hamas

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la realtà ed il concetto

Siamo preoccupati, lo siamo in molti. Anzi stizziti e impotenti, non ci resta che gridare. Da lontano. Meglio farlo assieme. Lo dimostrano i mille cortei che in tante parti in Italia e nel Mondo sfilano per le strade al grido “Basta il genocidio”, “No alla guerra”, “Basta morti bianche”, Stop al femminicidio”…

Pacificazione e Convivenza sono parole che non rientrano nel DNA del genere umano, poiché sono il prodotto della cultura che intenderebbe superare l’egoismo e il “primatismo”[1] propri dell’istinto alla sopravvivenza, naturale anche negli umani, sia come individui, che come gruppi etnici, classi sociali, Stati ed Organizzazioni.
Così ogni giorno con quel che accade di terribile siamo portati a pensare che abbiamo toccato il fondo, ma dopo ogni giorno c’è una nuova padella e nuova brace.
Quello della cultura è un percorso duro e lungo quanto è lunga la strada dell’utopia e richiede educazione permanente, per tutto l’arco della vita, ai  valori di tolleranza, di rispetto della diversità, di convivenza pacifica.
È una strada con la quale non si nasce dentro, essa si imbocca soltanto con la fermezza e la disponibilità delle persone che ci accompagnano educandoci alla affermazione della diversità come valore, alla accettazione dell’abbandono come sincerità[2], alla socialità e al gruppo inteso come apertura e non come numero chiuso.
Se guardiamo come e cosa cresce nel mondo, vediamo solo varietà, diversità e contraddizioni, quindi questa potrebbe essere la strada per il benessere: compatire e conciliare la convivenza delle diversità.  Il bianco e il nero sono zone diverse, ma chiare e che possono coesistere nella loro diversità. Semplicemente: la notte e il dì si alternano e non confliggono, coesistono …

Grigio ha il sapore omologazione, acquiescenza ad un “primatismo”, truccare il dì e la notte, e quindi non vederci chiaro o vedere offuscato.

La zona grigia”

Per zona grigia si intende, in termini culturali e storici, una situazione in cui non è facile distinguere tra il bene e il male, tra il giusto e lo sbagliato, tra il lecito e l’illecito. Si tratta di una categoria che può essere applicata a diversi contesti, come ad esempio la vita nei campi di concentramento nazisti, la guerra civile italiana tra il 1943 e il 1945, o la letteratura prodotta da autori non accademici o non riconosciuti. Ma si applica anche a modelli di comunicazione, che può essere chiara e inequivocabile, ma in altri casi può essere ambigua o sfumata quando non dà una risposta univoca o definitiva a una domanda o a un problema comunicativo e neppure offre diverse interpretazioni tra cui scegliere, a seconda dei criteri che si vogliono seguire.
La zona grigia può essere costruita intorno ad un argomento o ad un avvenimento.

La zona grigia è caratterizzata da una molteplicità di sfumature, di compromessi, di ambiguità, di incertezze, che rendono difficile una valutazione morale o storica univoca. Spesso la zona grigia è funzionale al “buonsenso“, termine usato come fosse un placebo per far passare cose senza che se ne chieda una spiegazione critica.  La zona grigia mette in discussione le categorie assolute di bene e male, di vittime e carnefici, di resistenza e collaborazione, di verità e menzogna, e richiede una riflessione critica e approfondita sui fatti e sui comportamenti umani.
Alcune fonti che trattano il concetto di zona grigia sono:

Primo Levi, I sommersi e i salvati, G. Einaudi Editore, Torino 1986;
Claudio Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza, Bollati Boringhieri, Torino 1991;
Renzo De Felice, Rosso e nero, a cura di P. Chessa, Baldini e Castoldi, Milano 1995;
Letteratura grigia – Wikipedia;
Quella zona grigia nella vita di tutti – Il Sole 24 ORE5

[1] Primatismo, neologismo, con il quale intendo indicare ogni forma di comportamento che voglia affermarsi come assolutamente valida.

[2] L’etimologia popolare vuole che la parola “sincerità” sia composta dalle parole sine e cera, termini latini che significano “senza” e “cera”. Infatti, secondo una credenza popolare, gli scultori dell’età classica coprivano i difetti delle loro opere utilizzando della cera.

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SI PUÒ USCIRE DALLA ZONA GRIGIA?
Uscire dalla zona grigia non è facile, perché richiede di affrontare le proprie paure, i propri dubbi, i propri pregiudizi, e di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Non esiste una ricetta universale per uscire dalla zona grigia, ma ci sono alcune possibili strategie che possono aiutare: INFORMARSI, RIFLETTERE. AGIRE.  

RIMANERE NELLA ZONA GRIGIA PUÒ COMPORTARE RISCHI
Rischio di natura etica: perdere il senso dei propri valori, della propria identità, della propria coscienza, e diventare indifferenti, cinici, ipocriti o opportunisti.
Poi ci sono rischi di natura sociale e quelli psicologici.

(torneremo con il blog degli AAAS a parlarne un po’ più diffusamente, magari assieme a EVa Dritta e Negro Amaro) 

 

Una risposta a “Parole e pensieri. La zona grigia.”

  1. Grazie Professore per l’articolo che mi ha trasportato a fare delle profonde riflessioni.
    Leggendolo mi ha è subito venuto in mente il recente femminicidio di Giulia. Filippo, questo “bravo” ragazzo, come lo definiscono chi lo conosce, sicuramente porta in se tante zone grigie di cui nessuno e forse nemmeno riusciva a capire.

    Uso le parole di un articolo di DANIELA MISSAGLIA…..
    GLI INGREDIENTI DI QUESTO ENNESIMO NOIR DI BIECO FEMMINICIDIO ALL’ITALIANA CI SONO TUTTI: UN AMOR TOSSICO, UNA GELOSIA MORBOSA COSTELLATA DA COSTANTI LITIGI PER QUESTO TRATTO OSSESSIVO DEL CARATTERE DI FEDERICO, LE GIUSTICAZIONI DI GIULIA AVVINTA IN UNA SINDROME DI STOCCOLMA DA MAUALE ( “IN FONDO NON è VIOLENTO”, RIPETEVA AI FAMILIARI), L’INVIDIA PER LA PIù BRILLANTE RESA NEGLI STUDI ACCADEMICI DELLA RAGAZZA E, INFINE, A FAR DA DETONATORE, LA DECISIONE DI GIULIA DI LASCIARLO….

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