adulti ancora a scuola

IL CORRIDOIO DEI PASSI PERDUTI

Stamani, giovedì 21 luglio 2022, la Pania era anch’essa nella foschia, una fumarea acre e diffusa che non sapevi se fosse venuta da vicino o da lontano, comunque in su lungo il letto del Serchio come fa lo smog quando ci arriva dalla piana di Lucca oppure come fa il libeccio  cavalcando monti e crinali prima di riempire la valle d’aria cupa di pioggia. Il clima era ancora torrido, quello di questi giorni riarsi, ma il sole non si vedeva, il cielo era di un grigio nebbia, maleodorava.

Se ci facessimo caso al genere delle cose: non avvengono mai da sole. Forse da qui è nato il detto “non c’è due senza tre”. La realtà dipende perlopiù da due fattori, dagli avvenimenti e da come li guardi. La maggior parte dei fatti non dipende direttamente da chi li osserva o ne è coinvolto, invece, tutti vengono calibrati dall’atteggiamento psicologico con il quale li affronti o li osservi. Stamani la Pania non mi è sembrata Bella Sempre. Insomma, siamo come pittori, la realtà è come la si dipinge. La chimica che circola nel corpo umano è una esplosione di energia immensa, fa funzionare contemporaneamente tutte le sue parti e le sue parti sono sia indipendenti che interconnesse, ognuna funziona come un sistema a se stante, ma di volta in volta può prevalere sugli altri. Quando ascoltiamo il nostro organismo sentiamo i rumori che provoca, e in quel tumulto i pensieri sono quelli che spessissimo hanno la prevalenza e ci accompagnano nella giornata, nella vita. Idealmente ci definiamo “esseri pensanti”, no? Quando i pensieri influenzano il procedere dei momenti o delle nostre giornate, allora parliamo di psicologia, di atteggiamenti che spesso riconosciamo appieno, come quando diciamo “oggi mi sento in forma”, “quella cosa mi ha cambiato l’umore”, “non farti venir pensieri scuri”, “dai, prendila con filosofia”, ecc.
Siamo esseri sociali, come del resto possiamo immaginare che lo siano la stragrande maggioranza di quelli che noi raccontiamo come esseri viventi. E così abbiamo sviluppato un modo speciale per esserlo: la parola! La voce sempre più diversificata che è diventata linguaggio, e con essa possiamo esprimerci sia su noi stessi che sugli altri. Certo, non dimentichiamo che ci sono alche altre cose che riteniamo linguaggi: il linguaggio della musica, del disegno, dei gesti, e questi potrebbero esser “venuti” prima della lingua. E poi c’è il linguaggio dell’arte, e in questo includiamo cose poco o per niente linguistiche sia primordiali che postcontemporanee. Cose che producono in noi sensazioni non univoche e spesso che arrovellano cervelli. Tanto che la nostra “Cultura” è riuscita a partorire anche “l’arte della politica”!

L’arte è come l’amore, inizia con la a, cioè non ha regole. Ammettendo che ogni parola che inizia con a abbia l’alfa privativa.  Il mio amico di Filicchio mi ripete che lui è a-politico e vuol restare a-nonimo, ma non vuol sentir dire che è una definizione a-normale! Il sillogismo che ne segue è che se la politica è arte del possibile, non può portare certezza. E pensare, invece, che in ogni epoca e in ogni regime ci sono persone e cittadini che si affiderebbero alla politica per avere certezze nella vita sociale e per il futuro!  Il sillogismo seguente, quindi, è che ogni persona è un/una artista, e se fa parte d’un gruppo esso è una bottega dell’arte e suoi componenti sono mercanti d’arte!

Niente a che vedere con strade sicure o coerenza.

Ecco, sarà per questo che a Montecitorio (palazzo della camera dei deputati) c’è un corridoio denominato “dei passi perduti”. L’appellativo è dato al salone antistante gli ingressi dell’aula di Palazzo Montecitorio, ossia il famoso Transatlantico, luogo di sosta e colloquio per deputati e giornalisti, cuore pulsante dell’attività parlamentare italiana!

… Che  … quella foschia che stamani faceva pizzicar la gola venisse su da Roma?

Avevan chiamato un uomo, uno dei Draghi! Anche il cognome, non soltanto la fama, era possente, tanto che si prospettava una storia fantasy a lieto fine. E andava bene alla gran parte di quei mercanti di quell’arte che si bazzica nel Transatlantico! Invece, niente! Bazzica è anche il nome di gioco con le carte. E le carte, dicon le esperte, han la testa di cencio! A noi rimane la nostra testa, sola?, a pensare!

I pensieri.
Non sempre la guerra degli altri diventa la “nostra”. Non sempre la “nostra” guerra è quella degli altri.

1
All’Afghanistan hanno voluto, troppo spesso, pensare gli altri. alla Storia non bastava il sangue nazionale, voleva veder speso anche quello internazionale.
Partiamo soltanto dalla fine del secolo del 1800. Fin lì era stata tutta una guerra. E quelle genti continuarono a non aver una generazione che non conoscesse la guerra. Molte di quelle guerre erano state guerre civili, cioè guerre tra fazioni afghane e tutte quante molte attaccate alla religione, quella che laggiù facevano praticare alla gente. Si vede che la guerra era una sfaccettatura della religione! Non è stato il solo posto in cui si combatte in nome di un dio. Anche adesso, in queso momento, molta gente è costretta a combattere in nome di un dio e un gransacerdote benedice la guerra e le sue ragioni. Ci sono, da che i libri di storia ci raccontano, le guerre che loro chiamano sante, in tante parti del mondo e in tante epoche.
Per via della posizione strategica del territorio afghano l’Impero britannico e l’Impero russo entrarono in rotta di collisione portando così alla scoppio della prima e della seconda guerra anglo-afghana. Naturalmente in Afghanistan, non in casa loro! La guerra terminò nel 1880 con la vittoria dei britannici e la proclamazione dell’emiro Abdur Rahman Khan reggente, insomma un governo fantoccio. Nel 1919, nonostante tutto, l’Afghanistan riuscì ad ottenere la indipendenza dall’impero britannico, ma guerre intestine e assassini di stato continuarono imperterriti. Però, dal 1933 al 1973 le cose non andarono male, una discreta stabilità e la neutralità internazionale, fece vivere agli afghani un periodo di imprevedibile stabilità. Ma nel 1973, quando il loro re di allora era in Italia, a Kabul il suo cugino prese il suo posto, cioè ci fu un golpe, o colpo di stato. Così finì la monarchia in Afghanistan. Iniziò il periodo repubblicano. Anche così, non mancò un colpo di stato. E andarono al potere i riformisti di ispirazione sovietica (comunista). Fecero molte riforme all’avanguardia per quel periodo e alle autorità religiose questo non andava bene, così il viceministro assassinò il capo del governo! E così comincia l’ennesimo calvario per la popolazione. L’Unione Sovietica pensò che ci avesse messo lo zampino la CIA, cioè gli Stati Uniti d’America, così l’armata sovietica entrò in Kabul (la capitale afghana), era il 27 dicembre del 1979, un nuovo presidente fantoccio divenne il capo della repubblica afghana. Ahi, ahi, i patriotti o combattenti per la jihad iniziarono a organizzarsi anche coi soldi e le armi degli statunitensi.
La guerra con i mujaheddin fu lunga e cruenta e terminò con l’abbandono del Paese da parte dei Sovietici nel febbraio 1989. Nel 1992 proclamarono lo stato islamico dell’Afghanistan. Ricominciò la guerra civile, con i talebani! I quali nel 1989, vincenti, in Kabul proclamarono l’Emirato Islamico di Afghanistan. La guerra civile continuava. E arrivò anche la organizzazione terroristica Al Qaida a dar man forte ai talebani, con il pieno dei petrodollari sauditi.
Di male in peggio ogni volta, e ancora male andrà nel 2001, dopo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle di New York da parte di Al Qaida, gli Stati Uniti d’America decisero d’invadere l’Afghanistan con l’obiettivo di porre fine al regime dei talebani ed eradicare al Qaida dal territorio. Nuovi governi fantoccio, nuove guerre civili mai cessate, gli USA e la NATO impegnate là, anche la Repubblica Italiana con i suoi contingenti dentro quelli della NATO. Ma gli USA non ci levavano le gambe e neppure i ragni dal buco, così decisero di lascia lì baracche e burattini. Dopo venti anni. E qui si può riprendere l’articolo …….https://www.adultiancoraascuola.eu/2-ricordare-e-riflettere/
Oggi in Afghanistan c’è un governo talebano cui gli USA hanno passato il potere.
Non molti giorni fa all’Afghanistan ci ha pensato il terremoto. Magnitudo 5,9. Terremoto in Afghanistan, 1500 morti: i Talebani chiedono aiuto alla comunità internazionale.
Come è triste leggere la Storia!

2
NUTELLA e ARMI. Più ne dai e più ne potresti dare.
La Ucraina è un territorio doppio rispetto all’Italia. Come faranno i russi a neutralizzare l’arrivo di nuove armi all’Ucraina?
L’hai in mente la Nutella? Se ti piace non è la stessa cosa spalmarne cinque cucchiai su un panino o sopra un bel filino (baguette) di cinquanta centimetri.
I russi invasori apriranno nuovi fronti, verranno aperti nuovi focolai di guerra, così gli ucraini dovranno spalmare le armi arrivate dall’occidente sul più vasto territorio e l’effetto delle dell’armamento si diluirà. La guerra diverrà sempre più ampia, anche più difficile sarà mostrare lo stato della vittoria e della ritirata. Una guerra dai mille fronti è difficilmente treguabile, perché i contendenti non hanno una sicura visione di come stanno i rapporti di forza. Di solito la diplomazia ha uno spazio di manovra quando c’è uno stallo e quando almeno uno dei contendenti sente di dover venire a patti. Non è ancora così la situazione tra Russia e  Ucraina.

3
BRICS, una sigla che da noi la “propaganda” quotidiana non ci rifila.
Nel mondo il 40% della popolazione vive in Stati che non vorrebbero avere il dollaro come moneta universale di scambio. Il prodotto interno lordo (PIL) mondiale che questi Paesi raggiungono è il 23% del PIL mondiale e il 17% degli interscambi. Dentro la sigla BRICS, però, non vuol dire che i cinque paesi siano alleati, anzi, alcuni hanno anche motivi di conflitto territoriali. BRICS è l’acronimo per Brasile India Russia Cina SudAfrica.
MINT, un’altra sigla poco diffusa alle nostre latitudini. MINT (Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia), sono paesi che hanno in comune tra loro un grosso potenziale di crescita economica. Anche per questi paesi vale l’informazione che non sono alleati in alcunché.
Nel primo decennio del secolo e poi durante gli anni della crisi finanziaria, anni decisamente pesanti per le economie cosiddette avanzate, i paesi emergenti e in particolare i BRIC nel loro complesso – e anche i MINT pur se in grado minore – sono stati effettivamente in grado di sostenere l’economia mondiale e a tratti di esserne il motore principale.

Oggi ci sono, tuttavia occasioni che uniscono alcuni di questi Paesi. Ad esempio, oggi, qualcosa lega Pechino e New Delhi: le importazioni di petrolio russo “a sconto” dopo le auto-sanzioni europee.
In effetti, le importazioni di petrolio russo nei Paesi asiatici sono in netto aumento: quelle cinesi sono aumentate del 55%, tanto che Mosca a maggio è diventata primo fornitore di Pechino, scalzando l’Arabia Saudita. E quelle indiane, prima quasi inesistenti, oggi superano le importazioni di tutti i Paesi dell’Europa centro-settentrionale. Così la Russia dimostra una capacità di trovare acquirenti che prescinde dalle sanzioni occidentali.

Proprio nei giorni dello scorso giugno 2022 (23.06.2022) c’è stato il vertice di BRICS, organizzato dalla Cina, on line. La parola d’ordine, pare sia stata quella di creare un mondo multipolare, al posto di quello unipolare in vigore adesso. La esigenza è pagare le transazioni internazionali con le monete nazionali, per renderle via via più competitive rispetto al dollaro piglia tutto del modello attuale del commercio mondiale.

Ecco perché, non pochi osservatori internazionali affermano che per l’Occidente il summit BRICS è comunque un segnale. Anche se sono tante divisioni tra i Paesi emergenti, emerge anche la loro crescente capacità di controbilanciare le decisioni prese a Washington o nelle capitali europee.
https://www.agenzianova.com/news/putin-al-vertice-brics-e-richiesta-la-leadership-dei-paesi-membri-per-creare-un-mondo-multipolare/

4
LA CIVILTà DEI GHETTI
Nascere per caso non è una sorte rara, anzi è la più diffusa. In molte società umane, in molti Paesi, in molti ceti sociali fare figli, quindi mettere al mondo altre persone, è una convenzione sociale, è un rituale atavico. In altre situazioni si parla di atto d’amore, ma c’è un equivoco di fondo, e lo dico con una domanda: una coppia qualsiasi può amare una cosa che non esiste ancora? Due possono provare gusto ad accoppiarsi, ma mica per questo fanno un atto d’amore verso un eventuale partorito. Forse, una volta e in molti luoghi, la cosa era lasciata al solo caso, all’andazzo delle attrazioni e delle convenzioni e dei tabù sociali, ma oggi va anche diversamente dove e quando l’amore è una cosa, il mettere in vita un nuovo umano è un’altra. Se tu stai male, vivi nella insicurezza sociale, ti arrabatti per il tuo presene senza futuro, perché dovresti concepire? Quale atto d’amore faresti?
Sono domande cruciali. Non dissacranti.
In molte società il far figlioli è ancora un evento ineluttabile, in poche comunità l’accoppiamento familiare ha come base il sentimento di amore reciproco inteso come attrazione, condivisione e voglia stare assieme alla pari. Il più delle volte è una tappa della vita, una costrizione sociale, una convenzione ideologica e religiosa, la riprova ne è che nelle società più o meno evolute il fare coppia, famiglia,  comporta un contratto, un accordo che coinvolge altri oltre la coppia, ed ha dei regolamenti che nei secoli sono cambiati poco o niente nella sostanza.
I ghetti sorgono per ragioni politico-economiche di sfruttamento di uomini da parte di altri uomini, ma si alimentano col partorire indiscriminatamente, e la parola amore in quel caso ha un significato scaramantico per sopravvivere al senso di colpa per la sorte magra o la irresponsabilità che ci ha colpiti. I ghetti sorgono perché le umanità si riproducono naturalmente e non tutte le pedine hanno gli stessi diritti e le stesse opportunità. E là dove mancassero pedine, la organizzazione delle comunità storiche ha ritmi tali di sfruttamento sociale che provvede a cambiar la targa alle pedine in corsa: ad esempio in Italia in 10 anni la povertà è più che raddoppiata. 


La società è crudele, per questo sono nati movimenti di intelligenza diversa dalla routine dell’animale uomo. Il loro scopo finale sarebbe quello di offrire un futuro sicuro ad ognuno, dare la possibilità di generare pedine umane che debbano stare meglio, non peggio, della generazione vivente.


Un modo certo di mantenere la parola, dovrebbe essere scriverla.  Questo dovrebbe portare coerenza, serietà e pulizia. Rimangiarsi la parola, dovrebbe portare con sé il chiedere scusa e il togliersi di mezzo,  ma non è una pratica diffusa nelle società umane, e non è uno sport praticato nel corridoio dei passi perduti. 🙂

Una risposta a “IL CORRIDOIO DEI PASSI PERDUTI”

  1. Molto interessante il post e bello il titolo ” Il corridoio dei passi perduti” : non sapevo che il “Transatlantico” si chiamasse così.
    Sembra il titolo di un romanzo del 1800, e la sensazione che evoca, é di qualcosa di smarrito, o dimenticato, o di qualcosa che si perde per lungo tempo ma che può essere recuperato. Come un romanzo di quell’epoca dovrebbe avere un lieto fine. Vedo la cosa molto difficile. Mi auguro che le future generazioni riescano a costruire, in quel corridoio, un piano di calpestio meno egoista e ipocrita, più aperto al dibattito e alla discussione nel cercare quel compromesso che, pur nella sua incertezza, possa servire a decidere e operare.

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