adulti ancora a scuola

Quando in Australia si andava in nave.

Godiamoci il nuovo racconto di Emma di AAAS. I suoi ricordi sono un tuffo in un espatrio che in Italia sembra non esister più.
Quando telefonare in Italia costava un patrimonio. Andare, reinventarsi, lavorare!
L’avventura di esser vivi e di poter padroneggiare il proprio destino! Senza adagiarsi nei compromessi: forse era questa la filosofia dell’emigrante.
Un collante? La solidarietà.
La nostalgia. Si discute ancora se è stata un valore o un freno.


                  emigrare e lavorare in Australia –  1950-‘6O

Al porto di Genova

Negli anni ’50-’60, tanti giovani partirono per terre lontane alla ricerca di una vita economicamente  più sicura. Il primo della mia famiglia a partire dall’Italia fu il fratello minore di mio Babbo, il caro Zio Giuliano Saisi, nato 1932. Aveva 20 anni. Insieme a lui partirono altri giovanotti del paese che affrontarono insieme il lungo viaggio in nave. Loro sapevano esattamente dove sarebbero andati a lavorare.  La destinazione era nello stato di Queensland, con la richiesta di lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero.  In Australia questo posto lo definivano “steaming heat (caldo bollente) e non a caso, perché il caldo superava i 40 gradi e le canne erano tanto appiccicose e molto pesanti.  Dopo qualche anno lo Zio Giuliano si trasferì in Melbourne, precisamente in Nth. Fitzroy (Nth.=neighborhood>in italiano quartiere. n.d.r.), dove diventò proprietario di un bar.  Velocemente diventò un efficiente bar-man. Quando uscivo da scuola andavo spesso da lui, perché mi piaceva stare vicina a quello zio. Lui era molto socievole. Mi insegnò a fare: the coffee, the milk-shake ed a stare dietro il banco e servire la clientela. A quei tempi era single ed aveva solo la famiglia di suo fratello Alberto (mio babbo), alla quale era molto affezionato. Decise di ritornare in Italia nel 1966. Mi dispiacque tanto quando ci lasciò. Non potendo sapere che dopo un paio d’anni lo avrei raggiunto di nuovo.
Mio babbo (nato 1921) fu chiamato proprio da questo fratello per emigrare in Australia. Lui iniziò subito a lavorare in Melbourne, nell’edilizia stradale. Quando arrivammo mia mamma ed io, il babbo si era già sistemato in una casa in affitto, anche lui in Nth. Fitzroy, vicina al bar.
Poco dopo il nostro arrivo mia mamma (nata 1923) venne assunta in una manifattura  della lana Merinos. Quella lana era molto ruvida e non era piacevole indossare maglie di quel filato. Una volta feci visita in quell’opificio. Ricordo il cattivo odore che emanava in quell’ambiente. Vidi tutto il processo lavorativo. Iniziava da dove tosavano le pecore merinos, fino al completamento del tappetto persiano. I macchinari erano molto rumorosi. Rimasi molto meravigliata quando vidi uscire da un enorme rullo d’acciaio il tappetto colorato pronto all’uso. Al momento che mia mamma lasciò il lavoro per ritornare in Italia le sue amiche e colleghe le regalarono dei bei tappetti. Li caricò nel baule e li portò con sé fino in Italia.
La Zia Nella, (nata 1940), sorella minore di mia mamma, arrivò da noi in Melbourne nel 1960. Venne subito assunta in un maglificio. La sua prima mansione fu quella di preparare le confezioni della merce finita. Lei era molto carina, era giovane, ed aveva la taglia giusta, per questi motivi dopo poco la impiegarono per fare da modella. E ne fu molto felice. Dopo essersi sposata si mise a lavorare in casa per quella stessa azienda, confezionando pezzate di maglia stoffa per la realizzazione di abiti in lana. “Smacchinava” molti capi in maglia anche per me e le mie sorelle.
I miei zii, sia lo zio acquisito,  Alberto Del Medico , nativo di Filecchio classe 1938, che il mio zio Sirio Mazzanti, nativo di Gallicano, classe 1935, fratello di mia mamma, lavorarono per un’azienda meccanica. Erano meccanici specializzati della Macklemore Car Company. Facevano pezzi meccanici per una nota marca di automobili. Mi ricordo che i miei zii mi portavano con loro in azienda per le feste di Natale, dove c’era Father Christmas a distribuire i regali ai figli dei dipendenti. Quando l’azienda decise di trasferire la produzione in un’altra città, loro due insieme ai due fratelli dello zio acquisito decisero di rilevare un certo tipo di lavorazione e crearono una cooperativa di produzione. Tutti e quattro ci lavorarono fino alla loro meritata pensione.
La Zia Susanna, moglie dello zio Sirio, nata 1947 arrivò in Melbourne dalla Jugoslavia, con i suoi genitori. Lei si ingegnò a cercare subito lavoro e fu assunta in una fabbrica dove lavoravano il cacao. Molto spesso arrivava a casa da noi con sacchetti pieni di cioccolatini. Le mie sorelle ed io eravamo molto golose ed eravamo contente del suo regalo.
Emigrare in Australia era diffuso allora, gli zii di mio marito, Toni ed Adele Riva, lasciarono Gallicano con due figli, per cercare fortuna. Anche loro si diressero a lavorare in Queensland nelle piantagioni di canna da zucchero. Al loro arrivo furono ospitati nelle baraccopoli. Mi disse una volta la zia Adele che per fortuna aveva della biancheria nei bagagli, perché non offrivano altro che un tetto e letto dove dormire. E si dovevano pagare il vitto con il salario della giornata. Ma questi zii erano molto avventurosi e presto lasciarono quel posto per cercare altri lavori. Infatti dopo poco si spostarono nelle grandi estensioni di terra nel centro dell’Australia, perché il governo prestava i terreni gratuitamente a chi volesse coltivarli. Si ritrovarono molto spesso a lottare con la siccità ed anche con i kangaroos che erano liberi di saltellare molto vicino alle abitazioni. (Loro son ancora là).
Con la nascita dei loro figli si sono adattati alla vita australiana, pur mantenendo l’impronta della loro origineitaliana.
Ancora dopo 60 anni riconoscono che l’Italia è la loro terra.
Tutti questi emigranti hanno lavorato duramente. La nostalgia per la loro patria non li ha mai lasciati. Forse ci sarà stato anche qualche rimpianto.

My dear unties and uncles, you’ll always be in the memories of my childhood.  If, still today, as a woman, I feel happy of my past life, I’m sure it’s also thanks to you ….
(care zie e cari zii, sarete sempre nei ricordi della mia fanciullezza. Se, ancora oggi, come donna, mi sento felice del mio passato, sono sicura che è anche grazie a voi …)

Emma Saisi

 

3 Risposte a “Quando in Australia si andava in nave.”

  1. Emma, io, ormai come tanti altri, sono una tua affezionata lettrice. I tuoi ricordi, condivisi, si mescolano ai ricordi che ho, frammentari e in memoria, dei miei nonni e bisnonni emigranti e le sensazioni che tu ci comunichi, si “appiccicano” a questi frammenti e memorie , rendendole vive e attuali. Quindi grazie e , mi raccomando, a seguire…

  2. Grazie a te Gabriella per aver commentato con tanta gentilezza il mio ricordo. Di questi zii che ho citato nel mio scritto, lo Zio Giuliano e lo Zio di mio marito, Zio Toni Riva sono scomparsi da qualche anno. Gli altri vivono in Melbourne con figli e nipoti. Attraverso la tecnologia di oggi giorno, con lo smartphone, video chiamate e tanti altri modi di comunicazione non temiamo più nemmeno le distanze e ci sentiamo più vicini. Anche stamattina ho avuto una video chiamata dagli zii, Nella ed Alberto. In Melbourne sono 9 ore avanti a noi e spesso ricevo la loro chiamata presto la mattina, mentre da loro è sera.
    Credo che la mia testimonianza di una vita vissuta da emigrata di quegli anni sia importante per i giovani. D’altronde sto parlando di più 50 anni fà ed oramai fa parte della storia….. e noi adulti dobbiamo lasciare notizie del nostro passato….
    Buona serata Gabriella….

  3. Grazie della condivisione! Avevo già letto della signora Emma un racconto in cui parlava della sua vita in Australia che mi aveva davvero affascinata. Il piacere della lettura è stato grande anche per questo perché Emma scrive molto,molto bene, non solo ha fornito tante ed interessanti informazioni a proposito della vita, della quotidianità dei nostri emigrati di quel tempo,ma soprattutto è riuscita a comunicare l’intensità di certi loro sentimenti . I miei complimenti più sinceri ad Emma. Spero di poter nuovamente condividere con lei il privilegio di una nuova lettura.
    Gabriella

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