adulti ancora a scuola

IL GIORNO DOPO LA FESTA. Al mare l’acqua è tranquilla.

C’è sempre un giorno dopo. Almeno finché si campa. E i pensieri ruminano lenti in quel che è stato, soprattutto se qualcosa è andato storto o qualcosa non ti torna. Ma scorrazzano veloci e fertili di nuovi sogni se le cose son filate in positivo, come regolari frutti di un buon lavoro e di realistiche aspettative che ti avevano portato all’evento del giorno prima. È andato tutto liscio e quindi la ciambella ha il buco. Gli angoli si sono smussati e quindi non ti rompono gli stinchi. Quando le cose vanno bene, lo scompiglio trova un porto. Tanto tutto dipende da come ti comporti. Si dice “tutto”, ma è un modo di dire umano, ed equivale a circa il 22% di tutto, per il resto contano le condizioni esterne, le altre persone, le coincidenze. Insomma, l’imponderabile. Ma, appunto, perché è imponderabile, non riesci a metterlo sulla bilancia e passi subito alla conclusione che “tutto è andato bene grazie a te”. Ma è una illusione, cioè in-ludo, cioè in un gioco. Quindi non è reale. E se sei locco ci caschi e credi che il gioco sia realtà. Poi ti sopravvaluti e dopo non molto ti devi ricredere o, se sei debole, cadi in depressione.
È giovedì, è mattina e qui di depressione c’è soltanto quella atmosferica, nuvole basse, potrebbe andar a piovere, e l’aura è proprio quella: quando siamo in clima di scirocco i rumori del mondo che arrivano qui in questo anfiteatro collinare sulla riva destra del Serchio provengono da sud-ovest, e li percepisci lunghi, stamani hai sentito anche la sirena delle otto della Metallurgica di Fornaci di Barga. La finestra di camera, alle spalle del tuo comò-scrivania, era aperta e quei rumori quasi coprivano i cinguettare dei soliti uccelli e il ronzare di motoseghe dai boschi più a nord. Sì, secondo che vento tira, tante cose si sistemano diversamente, e questo fa parte dell’imponderabile. Ma nella vita, nelle tue azioni, in modo metaforico, tu puoi anche cercar di cambiare il vento. Basta aver pazienza e lavorar senza farsi driblare sempre, come un somarello, dagli imponderabili (di cui sopra). E devi accettare di farti aiutare dalla amica Costanza! Sì, quella che mette nel sacco Ansia, la dea del logoro di stomaco.
Sai, stamani, questa quasi foschia rende, ad est, poco visibile Barga Castello con al tetto il Duomo. Di solito spiccano nel panorama.
Lì, davanti alla bottega dell’Agostino, quella che ora ha riaperto la Francesca del Piffera, e dicono ci si facciano buoni spuntini e brunch, lì, davanti al vecchio Onesti, per caso s’incontrano EVa Dritta e Negro Amaro. Lui ancora in mutua perché aveva preso i giorni per covid, lei era stata all’Agraria a prendere delle piantine per guarnire il davanzale della finestra al pianterreno della sua casa, quella che dà su Via di Mezzo. Le piace che la gente veda un po’ di fiorio in quella parte di Barga che ormai è morta d’abitanti e per molte ore al giorno sembra mutola. Meno male che vien l’estate e allora un po’ di gente si vede passare anche in Via di Mezzo e in via del Pretorio.
Sono amici, anche amici di chiacchera, e si vanno a sedere in quella che era la panchina degli uccelli morti, quando c’era ancora la banca e i taxi ci sostavano davvero, lì, proprio sulla sinistra dove ci son le strisce gialle sull’asfalto.
“Ieri sera ero alla Eat Valley, me l’avevan detto quelli di Unitre, e volevo andare a sentire cosa dicevano quelli di Adultiancoraascuola, ché ci ha scritto sopra anche il Luca del Giornale di Barga. Una Vicenda Fantastica, ma volevo capire per conto mio senza lasciarmi convincere dalle parole degli altri. Mi c’ha accompagnato quella di Canteo, tanto lei c’è dentro ed aveva piacere di accompagnarmi in macchia e riportarmi, anche per compagnia, e poi una in più rendeva la sala più piena.”
“Ma, non era una cena di quelli che vanno al compiuter? Mi piacerebbe anche a me imparare al compiuter, ma di più a manovrare il telefonino. L’han detto se lo faranno anche un corso per noi ignoranti del telefonino?”
“Sì, c’era la cena, e buona e signorile tutto il servizio, niente vassoi, tutte le portate al piatto, solo il tagliere dell’antipasto era uno per quattro. Ma prima c’era la spiegazione di tutto quello che hanno fatto in questi due anni di distanziamenti quelli del compiuter; bravi, non l’avrei detto, anche on line, con la DAD come il mio nipote. Poi in fondo c’erano le ciliegie del podere del professore, quel Renato, il figliolo della Uliana, te la ricordi?, che smacchinava le maglie?, c’ho ancora un completino che mi fece lei, quella era lana bona, una volta…! Beh, quelle ciliegie l’avevano tenute in frigo, a me non mi piacciono fredde, sembrano di quelle comprate, che le devi tenere in frigo sennò ti si sciupano subito. Quelle erano naturali, e guarda, ce l’han servite fredde! Oh, questo è l’unico appunto che posso fare al Vito, il gestore del locale. Anche lui discreto, con la sua voce pacata.”
“Va bene, hai mangiato bene, ma che c’hai capito te del compiuter?”
“Non parlavano mica del computer, parlavano della loro esperienza e vedessi come quelle persone, mica giovani!, cosa hanno imparato a fare. Poi imparano anche l’inglese, e sembrano veramente affiatati, sono contenti e soddisfatti di studiare e scambiarsi le cose per internet. Niente Facebook, almeno per ora, han detto. Hanno i social media, due Blog. Belli. D’ora in poi ci vado a leggerli e forse a settembre sento la Sonia e ci vado anch’io all’ISI Barga a imparare, tanto il mi’ nipote adesso è grandino, quest’anno va in prima media e non c’è bisogno che lo guardi dapertutto, c’avrò un po’ di tempo per vedere se imparo qualcosa di nuovo. Se ce la fanno quell’altre ce la farò anch’io. Speriamo che mi tocchi quel professore… insomma ci voglio  provare.”
“Allora t’hanno convinta! Di solito sei sveglia, e allora va bene. Si vede che son persone serie. Ci va anche quella che sta alle Palmente, e, sai chi c’è fissa? Quelle donne di su per la Fornacetta.”
“Beh, ma c’erano in tante e anche maschi, ma meno, han detto. C’era anche quel Tolari che faceva il veterinario e poi è sparito. Ho saputo ieri sera che ha fatto il professore all’università. A Barga tutti dicevano che era bravo.”
“Si, lo conosco, adeso è tornato alla casa dei suoi, verso Gragnana. Ma quelli che continuano, fan sempre le stesse cose? Che fanno? È due anni, hai detto, che strimpellano il compiuter, l’han detto cosa fanno?”
“Quelli continuano perché vanno sempre più avanti, adesso scrivono un libro, non lo so mica se sanno scriver bene, ma vedremo, quel Luti dice che ne sa combinar tante di cose. Parlavano di ciambelle col buco, m’han fatto ridere. Insomma, si dan da fare e vogliono mettersi in contatto con altri adulti, in qualche Paese europeo, che continuano ad andare a qualche corso anche loro e così si scambiano esperienze, fanno amicizie, e deve essere interessante se ci riusciranno. Forse lo faranno quelli più avanti. Se c’andiamo io e te ci metteranno nel corso dei principianti.”
“Non t’allargare, non ho mica detto che voglio venirci! Oddio, mi farebbe anche comodo, faccio il bidello e i compiuter io li pulisco, quelli che usano gli altri, i maestri, la direttrice e quelli della segreteria, ma io non ci capisco niente. Dopo potrei far domanda per diventare addetto alla segreteria anch’io.”
“Poi han fatto il collegamento, si vedeva nello schermo di quella grande TV che c’era, con una di Taranto, che era a casa sua, e sembrava che si conoscessero; come fa il mio nipote coi suoi compagni di scuola e si vedono anche, oltre che parlare. Poi abbiamo visto quella maestra brava, che ora è in pensione, quella della Nella, ma ora la lavanderia non ce l’hanno più, non mi viene il nome, ma la conosci, anche lei ha la sua età, era a casa sua e parlava con loro in sala. Ma quello che mi ha fatto buffo è che sembrava che fosse nella stessa sala al nostro ristorante, ma era a casa. Quella che mi stava accanto mi ha raccontato che hanno imparato a mettere lo sfondo che vogliono dietro di loro, e lei ci ha messo la foto della sala che ha copiato in internet e sembrava che fosse lì, dove eravamo noi. Vedi? Imparano anche i trucchi, e allora alla televisione chissà quante volte ci fan vedere lucciole per lanterne!”
“Lo so EVa, a imparare si diventa meno coglioni, ma io alla mia età non ne ho voglia, mi mancano cinque anni alla pensione … insomma, non so neanche se ci riesco a imparare. Lo sai che fanno lo sconto sulla carne lì sul Ponte, dove c’era prima il Giuseppe? Ci passo, prendo tre bistecchine di maiale, ce ne mangiamo una per uno a casa a desinare, la Roberta esce da lavoro all’una e mezzo e io preparo tutto. Domani rientro a lavoro. Meno male che il covid non mi ha lasciato strascichi.”
“Ah, ti dico questo. Sai di bellino che c’è stato? La figliola del professore, quella che fa l’estetista sopra il bar Roma, ad un certo punto, ha preso il microfono e ha cantano una canzone. Brava, canta bene, la musica l’ha messa col telefonino e il microfono ha usato quello del locale. Ha fatto un omaggio con meraviglioso amore mio di Arisa. Ha detto, sorridente, che meraviglioso era dedicato alla Vicenda Fantastica, che era il titolo della serata.”

Poi EVa Dritta guardò per terra, rialzò il capo e osservò il cielo tra i rami del cedro, era ancora velato, ma la minaccia di pioggia sembrava scemare. Nessun che passava a piedi aveva l’ombrello. Nessuno aveva scommesso che davvero avesse piovuto.

“Vedi che piantine m’ha dato l’Agraria? Ma chi è quell’uomo che ci serve ora? L’altro giorno c’era un altro. Le ho prese di tre colori e vedi hanno già i bocci, speriamo che durino, così le vedono anche quelli di Opera Barga. Almeno un po’ di vita anche più in là, quando non c’è niente a Barga si vede qualcuno soltanto davanti all’Arisco. Ora c’è quello con quei baffi e il cappellino e il grembiule. Tipico. Ma l’Aristodemo suonava il piano. Come son buffi i conigli! Ma anche chi l’alleva.”
“Ma non c’era nessuno del Comune o qualcun altro? Sai, loro s’infilano da per tutto. Per carità, è il loro mestiere.”
“Già, mi scordavo di dirtelo. Ma prima ti dico del Renato, il prof. Sai ero un po’ prevenuta, avevo sentito dire che era un tipo strano, anzi entrante, che bisogna stare attenti perché ha le sue idee; invece mi è sembrato aperto, sicuro di quello che diceva e contento di dirlo, lì ha fatto un po’ da facchitoto, ma del resto a chi toccava? Mi sembra lui il capo animatore. Ma gli vogliono bene, sono affiatati, gentili tra di loro. E tra tanta gente che c’era, eravamo una quarantina, non ho sentito una virgola in contrario, e comunque sarebbe normale se ci fosse qualcuno con opinione diversa. Che ne dici? Lui ci teneva a commentare quali e quante abilità avessero raggiunti i suoi corsisti, quasi ad uno ad uno, come partecipasse dei loro progressi e insieme sembravano compiacersi dei successi anche di quelli che si capiva che erano più indietro. Ci si sente un’avventura umana dentro quello hanno imparato, del resto, sai, non siamo mica obbligati noi adulti a tornare a scuola!
C’era la Sindaca, la Caterina, io conoscevo bene la sua mamma, senza tante arie, dev’esser brava anche lei. Ha parlato due volte, m’è piaciuta, ha usato parole di apprezzamento per quelli lì, sembrava contenta di esserci. Ha offerto collaborazione. E la Ercolini, la Sonia, lei è la Presidente di Unitre Barga, c’era anche lei sorridente e contenta, forse anche lei non conosceva bene quello che avevano fatto quelli del gruppo delle corsiste e del corsista di informatica pratica, di maschi adesso ce n’è solo uno, hanno detto, e li ha ringraziati. Tutto un insieme andato bene, con armonia. Se ci fossi stato … ma nei giorni scorsi non t’ho visto e non te l’ho detto.”

Alzò le spalle come dire “ormai!”. Fece un sorriso e si levò in piedi col su’ tuccio di fiori, Negro Amaro pese in giù verso il Conad, con la bistecchina di maiale ci voleva bere un tavernello rosso. Ora non poteva più comprarlo sul Ponte accanto al Marietto Barbiere. “A Barga chiudon tutto!” È il ritornello che passa di bocca in bocca tra i barghigiani, soprattutto di quelli che non han sempre la macchina sotto il culo.

Era il giorno dopo la FESTA di Adulti Ancora A Scuola. Al mare l’acqua è tranquilla, e in questa stagione anche limpida, sulla costa del nostro Tirreno, cosa rara nell’estate dei bagnanti.

anigif_AAAS

3 Risposte a “IL GIORNO DOPO LA FESTA. Al mare l’acqua è tranquilla.”

  1. Sono contenta che avete parlato bene della festa degli AAAS, doveste venire anche voi al corso il prossimo anno. Ci si sta bene nel gruppo, come hai detto siamo affiatati. Il Professore è pignolo, ma è anche molto disponibile e bravo ad insegnare.
    EVa dici che il tuo nipote adesso è grandicello, che non devi più stare ad accudirlo come quando era piccolino. Allora deciditi. Ti dico che se non ti dai una mossa ad imparare, questi nipotini che sono molto smart e sanno come usare i mezzi tecnologici, ci mangiano la pappa in testa, e poi ci prendono in giro se non sappiamo parlare l’inglese.
    Provate!!! sono sicura che vi piacerà–
    Vi aspettiamo a Settembre!!!!

  2. Bella festa! Complimenti a tutti i corsisti e non per l’impegno che mettete ma soprattutto complimenti al Prof.Luti per l’idea ingegnosa
    e creativa che sta portando avanti. Saluti da Taranto

  3. Professore, te la ridi e te la canti….
    Eppure la nostra è veramente una VICENDA FANTASTICA……
    La nostra cena è stata un successo. Sinceramente non avevo dubbi perchè quando si crede alle cose che facciamo va sempre bene. Certo ci abbiamo, cioè ci hai lavorato tanto caro Professore. C’era anche una cantante che ci ha regalato una bella canzone….Brava.
    Comunque continueremo per la nostra strada di AAAS…..LIFE LONG LEARNING….
    grazie Professor Luti…..perchè veramente “cè sempre da imparare”…..

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