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adulti ancora a scuola

Il Bigio.

 

Nei mesi passati ci siamo turbati per la inusuale emergenza, per un pericolo invisibile che non conoscevamo, ma energie inusitate e coerenza di comportamenti ci hanno permesso di affrontare una sfida che ora si è ripresentata.

In questi giorni viviamo come sospesi, il virus ci ha infranti e divisi: ogni regione ha un colore e regole nuove, ogni regione cerca motivi per mentire e per non ammettere la gravità della situazione.
I tempi che stiamo vivendo rischiano di far aumentare la sensazione di non avere più controllo sulla nostra vita. Il rinchiudersi in casa, nel Comune, nella Regione non ha più il significato della volta precedente quando il nemico era unico uguale per tutti.
Avevamo compreso che nelle difficoltà potevano nascere legami inaspettati, che anche se isolati non ci sentivamo soli, avevamo intuito che la prima forma di presenza era prenderci cura gli uni degli altri e che potevamo stare accanto nella distanza.
Alla fine di quel tunnel, era giugno 2020, volevamo continuare insieme la costruzione di un mondo dove ci sarebbe stato un futuro per tutti quando tutto questo fosse passato.
Poi il rompete le righe, subliminalizzato da provvedimenti come il bonus vacanze, ci ha portati in una dimensione di nuova fragilità, i buoni propositi e i buoni sentimenti sembrano essersi indeboliti. Sapere che i vicini possano esser positivi ci induce diffidenza invece che comprensione. Emblematico è il caso di operatori sanitari discriminati nel vicinato come possibili portatori di contagio. Sette mesi fa erano come eroi ed oggi non pochi di loro sono ostracizzati quali potenziali untori.
Il clima, la constatazione che viviamo nell’era del virus endemico ci ha riportato a quello che eravamo prima del primo locdaun: miopi sguaiati rivali, questa volta non per arrivismo e consumismo, ma per egoismo e negazionismo, nella recondita scommessa di esser quella parte del gregge che sopravvive.
Siamo stati in apprensione per la nostra salute e quella del prossimo. Molti di noi hanno pianto persone care, dato addii dolorosi, tenuto il fiato in sospeso. Ma questo sembra non esser più memoria collettiva o condivisa.
Nei mesi addietro abbiamo goduto di un po’ di respiro: il piacere di riabbracciare gli amici, la felicità di tornare a uscire, di riprenderci il nostro tempo. Il grido del finalmente liberi sembra che abbia fatto male o almeno disorientato. E la corsa del contagio del coronavirus è ripresa. Ma non siamo uguali alla “prima stagione del virus”. Sacrifici fatti e cose imparate non ci stanno aiutando in questa seconda fase della recrudescenza virale. Anche le notizie dai media ci offrono chiare testimonianze che ci stiamo lasciando scoraggiare dall’incertezza e dividere dalla rabbia.
La scienza va avanti e trova cure e vaccini, i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari lavorano per noi, con una dedizione alta, ma questo non sembra essere d’esempio per tutti. Passa l’idea che la libertà sia fare i propri comodi, e non lavorare per una esistenza libera. Più che ci si avvicina a Dicembre e più sembra che la preoccupazione prima sia come passare e spassare le Feste e il Natale, invece del mantenere alta e stretta la guardia di comportamenti contenitivi della pandemia. Molti raffreddano la guardia invece che raffreddare l’enfasi delle Feste. Umiltà e prudenza non sono più parole d’ordine per tutti.
Sotto tutto quanto c’è il problema della economia. Della economia bloccata. Della mancanza dei denari nelle case di sempre più persone. Il Covid-19 sta provocando non solo lutti e povertà, si porta appresso anche fenomeni di involuzione culturale, di fame, di squilibrio psicologico, di scoraggiamento e reazione violenta, individuali e di gruppo.
Le azioni dei Governi non sono di per sé efficaci, devono dare messaggi chiari e non contraddittori, devono essere parte di una strategia per il futuro e non un rattoppo del presente in emergenza, devono essere legate ad una prospettiva di sviluppo nel tempo medio e lungo.  Ma uomini e donne al comando non cavalcano il destriero Unisono ma mille cavallucci scapestrati. Ci ritroviamo con paure e divieti, non sanno mostrarci il progetto per la ricostruzione economica e sociale che ci rincuorerebbe e immetterebbe adrenalina e coesione.
Il povero Mattarella si sgola, ma gli orecchi dei politici sono come quelli degli asini.
Come esempio porto quello della “rinascita ambientale, l’occasione che non possiamo mancare”, cantano i grilli parlanti. Beh, l’unica mossa attuata è stata: “Ti aiuto a comprate il monopattino o la bicicletta elettrica”, “Sei ricco? Te li dò lo stesso i soldi per il monopattino!”, e si buttano via i soldi delle tasse (dei cittadini che pagano) a pioggia, non a bisogno. Per il bisogno dell’ambiente ci vuole altro che il monopattino, ci vuole una strategia economica di riconversione verde e paletti temporali per dismettere le produzioni e gli usi che sappiamo farci morire! Ma i nostri governi non riescono a farlo. Solo dolcetti e scherzetti san legiferare. Almeno per adesso!
Ce la faremo a controllarli e a convertirli alla equità ed al futuro? O lo sconforto ci fiaccherà e sapremo solamente mugolare sotto i baffi?
Il persistere e l’espandersi della pandemia ha reso chiaro che se non moltiplichiamo gli sforzi e le risorse, con urgenza, quello che ci troveremo di fronte rischia di essere una tragedia epocale.
L’Europa, quella delle stelle, non è da meno in divisioni regionali ed i progetti di ricovero trovano difficoltà a diventare concreti. Appunto: Ci penserà la Next Generation! Cioè, campa cavallo?
In queste settimane ci siamo dovuti nuovamente abituare all’incertezza di situazioni in rapido cambiamento, umanamente dobbiamo reggere, dobbiamo stare attenti che il cambiamento non ci travolga, non ci sconforti, e per questo dovremo restare uniti anche se a distanza, agire in gruppo anche se a distanza, questo tipo di coesione di cui parlo se nasce dal basso influenzerà sicuramente anche le sfere della politica e della economia. Qualcosa del genere avvenne nella appena scorsa primavera del covid.  Del resto ognuno ha come prime armi di difesa la responsabilità, la vigilanza e la voce per parlare e dialogare.  Abbiamo anche un’arma al negativo: quella di dire no! Ma essa mal la sappiamo dosare, perché siamo drogati, appastati come i pesci nel bozzo del Candino dove i pescatori gettavano l’impasto per confonder l’esca. Dire no ai tolchsció che ci riempiono di confuse informazioni e di opinioni opinabili, mentre avremmo bisogno di informazioni scientifiche di qualità, capaci di portarci a fare squadra per il percorso di difesa dal virus e di ripresa sociale ed economica.
Dire no al blaterare, all’offendere e al denigrare attraverso i social-media sarebbe un bel passo avanti dal basso, e quindi usarli, i social-media,  per proporre, costruire pezzetti di opinione pubblica che discute e cresce senza prevaricare ed cercare nemici da offrire alla gogna.

Una risposta a “Il Bigio.”

  1. Condivido in pieno le tue riflessioni Prof. ma, proprio perché condivise, mi generano frustrazione e avvilimento. Non ascolto più la televisione trincerandomi nel mio “speriamo bene”. Si seguono le regole e fatalmente si guarda al proprio orticello se, fino ad ora, il Covid ci ha risparmiato. Purtroppo è così : però è triste e lo è ancora di più se penso ai miei nipoti e ai loro coetanei. Se continua questa chiusura da zona rossa ne risentiranno di sicuro. ma come e in che misura? Abbiamo loro insegnato a guardare agli altri come arricchimento e ora li allontaniamo da tutti rendendoli oltretutto colpevoli di spargere inconsapevolmente il virus. E’ pericoloso, per loro e per noi. Mi sembra che la cosa sia presa in considerazione più da studenti e insegnanti che da ministri e politici vari: che smettano di litigare e ci prospettino piani strutturali seri per la ripartenza e per quel cambiamento che , ci piaccia o no, dovrà esserci. Non vorrei che come Paese finissimo nel fanalino di coda con tutte le conseguenze del caso e come persona…”speriamo che ce la caviamo”.
    SALUTI A TUTTI ! Pieranna

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